Mangiare e bere in Oltrepò: Ristorante Selvatico


Sulla strada per Voghera, per un appuntamento lavorativo pomeridiano, oggi possiamo prenderci del tempo e fermarci a pranzare fuori. L’occasione è perfetta per gustare un pasto estivo in uno dei più antichi ristoranti della regione.

Il ristorante Selvatico oggi è davvero sul nostro percorso, ma anche se non lo fosse meriterebbe una deviazione per il suo ottimo cibo e la sua carta dei vini molto interessante.

Situato nel centro di Rivanazzano, una vivace cittadina posta sul fiume Staffora dove le colline lasciano il posto alla pianura, il Ristorante Selvatico deve il suo nome alla famiglia che lo fondò nel 1912 (più di un secolo fa!) e lo gestisce tutt’oggi.

Il ristorante è preceduto da un cortile piacevole e ombreggiato dove col bel tempo è possibile pranzare all’aperto. L’interno è spazioso e arredato in stile tradizionale, i tavoli apparecchiati con eleganza.

La sua cucina punta sugli ingredienti freschi e di ottima qualità di produzione locale, con i quali prepara ricette tradizionali e moderne. Il menù varia con le stagioni, anche se alcune specialità (ad esempio il tipico salame di Varzi) si trovano tutto l’anno. La pasta e il pane sono rigorosamente fatti in casa.

Entrando nel ristorante veniamo generalmente accolti da Sergio o da sua moglie Francesca. Entrambi sono molto attenti alla cura degli ospiti e vanno davvero oltre la spiegazione professionale delle ricette o del migliore abbinamento cibo-vino. Se si chiede loro qualche informazione aggiuntiva, senza imporsi, descrivono con piacere gli ingredienti e la loro origine. Sono prodighi di informazioni. A volte raccontano piccole storie. Forniscono sia cibo che conversazione.

Oggi non prendiamo un pasto completo ma ci andiamo abbastanza vicino. Come antipasto ordiniamo un carpaccio di razza Varzese e le Ofelle con ricotta, zenzero e zafferano. Il piatto principale oggi sarà una pasta: agnolotti ripieni di stufato al burro e salvia e malfatti preparati con erbe e ricotta. Il vino di oggi è rosato, un rosato particolare perché, anziché provenire da pinot nero, è fatto con croatina e barbera, uve tipiche del vino rosso.

Nonostante siamo già pieni, siamo veramente tentati da uno dei loro dessert. Poiché abbiamo un po’ di tempo, decidiamo di aspettare un quarto d’ora e poi decidiamo per un sorbetto di mele e una pesca al forno ripiena di amaretti con una pallina di gelato.

Dopo il caffè finale ripartiamo in tempo per il nostro incontro a Voghera. In realtà no, incappiamo in un po’ di traffico e arriviamo in ritardo di qualche minuto. È sicuramente colpa nostra: piuttosto che insistere con il solito percorso, avremmo dovuto seguire le indicazioni di Francesca e saremmo arrivati sicuramente in orario. Ma di rinunciare al dessert per partire prima, no, non se ne parla.